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La pesca in Lombardia PDF Stampa E-mail

 

 

La Lombardia, per le sue caratteristiche morfologiche, è una Regione ricca di acqua.

La falda sotterranea è molto abbondante e risale superficialmente in alcune aree. Parallelamente sono presenti i laghi più estesi e profondi d’Italia, tutti caratterizzati da un’origine glaciale e da forma allungata e pareti molto scoscese: Lago Maggiore, Lago di Como, Lago d’Iseo, Lago di Lugano e Lago di Garda.

La Lombardia, a differenza della maggior parte delle regioni italiane, non ha sbocchi sul mare e non può quindi contare sul sostentamento offerto dalle specie ittiche marine. Nonostante ciò, grazie alla presenza di numerosi laghi, fiumi e canali, ha potuto sviluppare un sistema di pesca comples- so e capace di produrre grandi quantità di pescato capaci di dar sostentamento alla maggior parte delle località rivierasche.

 Infatti sebbene la maggior parte del pescato provenga dalle acque marine, il pescato delle acque dolci nella nostra regione è sempre stato una voce alimentare in grado di supplire alla scar- sità delle altre, una voce a buon mercato che offrirebbe vantaggi igienici e abbondanza superiori ad altri generi alimentari, e che verrebbe direttamente in soccorso alle classi meno abbienti della popolazione” (Ancora della pesca e della guerra, 1 Marzo 1915).

LAssessorato allAgricoltura della Regione Lom- bardia, sostiene da anni la pesca professionale e l’acquacoltura sia con risorse proprie, sia con risorse comunitarie dello Strumento Finanziario di Orientamento della Pesca (SFOP). Attualmente la pesca professionale coinvolge 10 laghi lombardi con oltre 200 pescatori professionisti e l’acquacoltura conta oltre 70 impianti.

Fin dall’XI secolo, a ridosso dei grandi laghi e fiumi lombardi vennero costruiti fossi, cana- li collettori e sistemi di drenaggio. I canali costruiti avevano come funzioni primarie quelle di permettere la navigazione e di bonificare i terreni per renderli coltivabili. Una fonte importante di proteine veniva fornita dai prodotti della pesca che permetteva alla popolazione di lavorare a pieno regime. Già alla fine del XV secolo furono ultimate la maggior parte delle opere per l’irrigazione dei campi che aprirono numerose vie d’acqua utilizzate dalla pesca ancor oggi.

La pesca fin dall’antichità fu considerata un bene prezioso alla quale partecipavano sia donne che uomini; era un mestiere “ereditario” che si tramandava da generazione a generazione con un grande spirito di unione. Gli attrezzi più comunemente usati erano: la canna da pesca, nasse in vimini per gamberi ed anguille, la molagna (oggi chiamata tirlindana), arborai per alborelle e vaironi.

Oltre a questi strumenti che venivano uti- lizzati per la pesca “regolamentata” venivano praticate anche tecniche illecite quali: la pesca con la fiocina che veniva usata abilmente di notte dai pescatori per colpire i pesci rivie- raschi e guadini elettrificati collegati con un generatore di corrente elettrica
 
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